“Giova coprire Ismara con Bacco e di ulivi rivestire il Grande Taburno”

Virgilio: Verg,Georg, LiberII, v. 38

 

Non è un caso che il sommo poeta citi il nostro più alto monte come luogo perfetto per la coltivazione degli ulivi.

Chiunque arrivi a godere della vista che offre la sommità del monte Taburno a 1394 m, potrà da solo capire perché Virgilio invitasse i suoi solerti agricoltori a venire fin qui, nel profondo appennino campano per raccogliere i frutti del loro lavoro.

A metà strada tra il massiccio del Matese e l’Irpinia, il Taburno offre le sue pendici e con esse i suoi Uliveti, alla grazia del sole, che tutto il giorno lo Bacia. Complice il vento mite e costante, che porta fin qui, nel cuore del Sannio, i benefici del fiume Calore e del Mar Tirreno. Nascono da questa preziosa alchimia di natura, i frutti della nostra terra: ciliegi, fichi e ulivi, in un prato di ginestre.  Coltivazioni che si perdono nel tempo , fin dai tempi del cantore dell’Eneide.

Una terra ideale per gli ulivi, che con il loro fusto nodoso e forte, ben rappresentano il popolo Sannita, che proprio in queste valli sconfisse i Romani .

Olio Samnium, e’ intriso di questa identità millenaria, generandosi dai frutti delle piante secolari di Spira, Racioppella Vernaciola e Ranzana. Un armonioso mix di peculiarità territoriali e culturali che ben si coniugano con l’innovazione a cui è vocato il frantoio.